“Nato a Venezia nel 1965, ho costruito il mio percorso professionale integrando management aziendale, sport, formazione e coaching. Ho lavorato in diverse città italiane – Venezia, Belluno, Firenze, Scandicci e Padova – sviluppando una forte capacità di adattamento, autonomia decisionale e lettura dei contesti umani e organizzativi. La mia carriera è guidata da un principio chiave: non esiste fallimento, ma trasformazione delle ambizioni.
Il mio primo grande obiettivo è stato lo sport agonistico: il basket, praticato fino alla Serie C alla fine degli anni ’80. L’esperienza sportiva mi ha insegnato disciplina, resilienza e gestione della pressione, competenze che oggi costituiscono le fondamenta del mio approccio al Mental Training.
Negli anni ’90 ho ampliato lo sguardo attraverso lo studio della filosofia comparata, delle religioni e delle mitologie, affiancando queste conoscenze ad attività di volontariato. È in questo periodo che ho maturato una convinzione che ancora oggi guida il mio lavoro: si guida con l’esempio e con l’attenzione verso i più fragili. Tra le esperienze più significative, l’organizzazione di iniziative sociali per gli anziani di Venezia, come il simbolico e toccante giro in gondola reso possibile dalla generosità dei gondolieri.
Dal 2000 riprendo ad allenare, iniziando ad applicare in modo intuitivo tecniche che oggi rientrano a pieno titolo nel Mental Coaching, soprattutto nella gestione di atleti e persone con profili complessi. Questo percorso mi porta a riprendere e completare gli studi universitari nel 2014, adottando i metodi di apprendimento di Tony Buzan. Divento insegnante di Mappe Mentali, strumento che utilizzo tuttora in sessioni individuali e di coppia per migliorare chiarezza, memoria e capacità decisionale.
Nel 2017 conseguo il Master in Mental Coaching – 1° Livello (Università Bocconi). Qui avviene un passaggio decisivo: integro definitivamente la mia esperienza manageriale con l’attività di libero professionista, lavorando con clienti del mondo Business, Scuola e Università, sempre nell’ottica del bilanciamento vita-lavoro. Nel 2021 completo un ulteriore Master in Coaching con UP Step Consapevole, durante il quale, anche a causa del Covid, sperimento e perfeziono sessioni di coaching online aperte. Questo percorso rafforza due competenze chiave del mio stile: non giudizio e ascolto profondo, finalizzati alla formulazione di domande che favoriscono un reale cambio di prospettiva. Nasce così www.coach4you.it, piattaforma attraverso la quale condivido contenuti, metodo e riflessioni, integrata con i miei canali social.”
IL MIO METODO DI MENTAL TRAINING & LIFE COACHING
1. Chiarezza dell’obiettivo
La prima sessione (gratuita) è orientata a individuare con precisione la direzione desiderata dal cliente. Attraverso strumenti come la Ruota della Vita, definisco l’obiettivo e seleziono materiali di lettura e supporto personalizzati.
2. Mappe Mentali e spazio non giudicante
Le Mappe Mentali rappresentano il cuore operativo del mio metodo. Creo strutture chiare e condivise che aiutano il cliente a visualizzare blocchi, risorse e possibilità, in un clima di ascolto autentico e sospensione del giudizio.
3. Valorizzazione della sessione e feedback
Ogni sessione è un momento di crescita misurabile. Il feedback – anche tramite una valutazione numerica – rafforza la consapevolezza del cliente rispetto al valore del lavoro svolto e al cambiamento in atto.
4. Tenacia e responsabilità
I risultati emergono mediamente nell’arco di tre mesi, su obiettivi quali:
- miglioramento delle performance nello studio
- public speaking
- sicurezza decisionale
- autostima e motivazione
Mantengo sempre chiari i confini professionali del coaching. Quando emergono complessità che richiedono altre figure, so fare un passo indietro, offrendo strumenti e supporto sostenibile nel tempo, nel rispetto dell’equilibrio della persona. La tenacia, intesa come continuità consapevole, è la qualità che accompagna ogni percorso fino al raggiungimento dell’obiettivo.
Creo una situazione di intervista simulata, posizionando due sedie e immedesimandomi, prima in un giornalista e poi nel Mental Coach che sono, in una modalità che può essere usata anche nel coaching, tipicamente conosciuta come Metodo Socratico Interiore. Il caso in esame è stato espletato in un periodo che va dal 8/2/2022 al 8/8/2022. Per avere una guida di successo che mi ispirasse ho tratto spunto dal libro preso in prestito in biblioteca: “Business e PNL” di Lindsey Agness.
Glossario: Domanda=D Risposta=R.
D. Perché hai iniziato a fare il Mental Coach?
R. Perché ho fatto già il Coach di Basket e mettermi ad allenare la mente era già un po’ nelle mie corde, dato che ero soprattutto un motivatore.
D. Come scegli i clienti?
R. Per ora, spesso, sono capitati con il passaparola…
D. Di che caso ci vuoi parlare?
R. Ho scelto il caso di Roberto (nome di fantasia), di 27 anni che mi domanda di crescere professionalmente ed acquisire più sicurezza in sé stesso. Lui è già socio in una attività di famiglia.
D. Qual è la principale difficoltà che emerge dalla prima sessione?
R. Roberto manifesta in qualche modo che gli va stretto essere “dipendente” dalla famiglia e inoltre capisco che ha dei limiti nel trasferire responsabilità ai propri collaboratori/dipendenti.
D. Quale è la principale leva che hai individuato per far crescere Roberto e fargli raggiungere i risultati attesi?
R. La sua presenza sul lavoro, dato che l’obiettivo principale è quello di aprire altre attività, mi rendo conto che dobbiamo tenere sotto controllo le ore che sta sul posto di lavoro (una pizzeria). Nel corso della terza sessione, Roberto si rende conto che il tempo libero può portare entusiasmo e felicità.
D. Da come la racconti sembra una conduzione facile la sessione di Mental Coaching, mi puoi spiegare meglio come prepari una sessione?
R. Devo dire che ancora adesso, che sono passati quasi quattro anni dal caso che sto presentando, il tempo di preparazione è quasi lo stesso della sessione. Ogni percorso è artigianale e ogni persona è originale. Nel caso specifico, mi preparavo il foglio diviso in 4 fasi, rispettando il metodo Grow. Questo metodo, di John Whitmore rispecchia perfettamente anche il modo di scrivere gli appunti di Tony Buzan, ovvero le Mappe Mentali (nelle quali ero già esperto per averle usate per il Corso di Laurea). In ogni quarto del foglio (in orizzontale) metto le domande chiave che sono: 1.Goal/Obiettivo: cosa vuoi? 2. Reality: come è la situazione attuale? 3.Options: cos’altro potresti fare? E poi? 4.Will: azione, cosa vuoi fare?
D. Hai parlato di motivazione, spesso il Mental Coach viene scambiato per un motivatore, tu come la pensi?
R. Non mi offendo se vengo preso per un motivatore, quello che però devo saper rendere chiaro è il fatto di far acquisire consapevolezza, senza la loro volontà non si arriva da nessuna parte.
D. Per favore fammi capire meglio e nello specifico, nel caso studio di Roberto, cosa ti ha fatto propendere per ottenere successo dalla relazione che hai instaurato con il tuo coachee?
R. Roberto era un caso che definirei “deterministico”, in quanto per me era chiaro che lui aveva volontà; è una persona capace di lavorare 60/65 ore a settimana con grande passione. Quindi la motivazione era già insita in lui. Questo caso mi ha fatto capire infatti che i clienti poco volenterosi non mi interessano. Noi siamo motivatori solo nel senso che attiviamo un entusiasmo alla azione, ciò non toglie che sia fondamentale che la benzina=motivazione la mettano soprattutto i clienti.
D. Ritornando al caso in esame, quando hai avuto consapevolezza che potesse raggiungere il risultato?
R. Alla quarta sessione, quando abbiamo strutturato l’obiettivo che era il seguente: voglio entro sei mesi la felicità e la crescita per assaporare il successo di un Team determinato. Liberare il tempo stava diventando il mantra di Roberto. L’ostacolo più grande era la malattia dei suoi collaboratori, alla quale Roberto faceva fronte con la sua esperienza. A lungo andare poi, le troppe assenze per malattia del personale, portavano alle necessarie dimissioni del collaboratore.
D. Quando si parla di business, esattamente come nello sport, vanno misurate le performance. Come ha fatto Roberto a misurare il suo tempo?
R. Ha installato un lettore di budge e definito un obiettivo di ore che doveva cercare di rispettare. Il timing era fissato per il 27/7, così da avere una scadenza chiara per raggiungere l’obiettivo.
D. Perché hai scelto questo caso, definendolo di successo?
R. Ho scelto il caso di Roberto perché ha centrato gli obiettivi che si era prefissato, nell’immediato e perché l’anno successivo ha avuto davvero il coraggio di aprire un panificio in società con un socio. In questa nuova realtà, ha riferito a mia moglie che senza il mio aiuto non se la sarebbe sentita di fare questo passo. Io penso che ci avrebbe magari messo più tempo e quindi sono stato un acceleratore decisionale.
Francesco Cazzaro