Finale The Best Coach

Written by on 19/05/2026

Sabato 16 maggio 2026, nei suggestivi Saloni Pindemonte di Villa Castelbarco a Imbersago, andata completamente sold-out per l’occasione, si è conclusa la prima edizione di The Best Coach, il contest organizzato da University Coaching® in collaborazione con Mental Training Italy che, per mesi, ha coinvolto decine di Coach in un percorso fatto di sfide, confronto, eventi sul territorio e crescita personale e professionale.

Guardando quella sala piena sabato pomeriggio, la prima sensazione che ho provato è stata quella di essere spettatore attivo di una grande giornata. Non soltanto per il livello dell’evento o per l’organizzazione impeccabile, ma soprattutto per le persone che avevo davanti. Nei mesi precedenti avevo avuto modo di seguire da vicino molti dei partecipanti, aiutandoli nell’organizzazione delle attività, nel coordinamento degli impegni e nella gestione delle tante richieste nate durante il percorso. E vederli lì, pronti a giocarsi la finale, mi ha fatto sentire sinceramente orgoglioso.

Ancora più bello è stato il modo in cui sono stato accolto. Abbracci sinceri, ringraziamenti spontanei, sorrisi veri. In più di un’occasione mi sono sentito meno un collaboratore e più parte di un gruppo di amici che, nel tempo, aveva costruito qualcosa di autentico.

Dietro a quella giornata, infatti, c’erano mesi di lavoro iniziati da un’idea che Amanda Gesualdi e Alberto Biffi coltivavano da tempo. Un percorso che aveva preso il via con oltre 85 candidature e che, successivamente, aveva portato 26 Coach a mettersi concretamente in gioco attraverso prove complesse, dibattiti, speech ed eventi territoriali che hanno coinvolto più di 500 persone tra adolescenti, genitori e professionisti.

E la cosa che più mi ha colpito è stata proprio l’evoluzione dei partecipanti. Tutti, senza eccezioni, sono cresciuti nel corso del contest, affinando competenze, tecniche comunicative e capacità organizzative. Alcuni hanno realizzato eventi territoriali davvero degni di nota, dimostrando creatività, visione e coraggio.

Tra i percorsi che mi hanno colpito maggiormente c’è stato sicuramente quello di Alice Pizzolato. La conoscevo già prima dell’evento e forse proprio per questo ho potuto percepire ancora meglio il cambiamento. Alice ha iniziato il contest quasi da “novizia” del Mental Coaching e lo ha concluso arrivando al secondo posto, disputando una sessione live di altissimo livello, dimostrando Ascolto Attivo, lucidità e capacità di utilizzare Domande Potenti con una naturalezza davvero sorprendente.

Ma la cosa forse più bella è stata l’atmosfera che si respirava tra i partecipanti. Certo, la competizione esisteva ed era reale. In fondo si trattava pur sempre di una sfida. Eppure, dietro le quinte, il clima ricordava molto più quello di una squadra che quello di un gruppo di rivali. Durante le pause parlavano, scherzavano, si confrontavano e si scambiavano idee. Sembravano persone unite da qualcosa di più grande della semplice voglia di vincere.

Ed è proprio questo, secondo me, che ha reso The Best Coach qualcosa di diverso da una normale competizione. Il contest ha saputo creare sinergie, relazioni e amicizie che, se coltivate nel tempo, potrebbero portare a una crescita ancora più importante, sia umana che professionale. In villa si respirava un clima quasi da festa: la sensazione che la cosa più importante fosse esserci, condividere e vivere insieme quell’esperienza.

Alle ore 16:00 sono ufficialmente iniziati i lavori con gli UC Talk, la prima prova della finale. Le tre finaliste — Olga Kleymenova, Alice Pizzolato ed Eleonora Lamore — hanno affrontato speech di dodici minuti su temi estratti a sorte, confrontandosi con argomenti delicati e attualissimi davanti a una platea attentissima.

Ricordo perfettamente il silenzio della sala durante gli speech e, successivamente, durante le sessioni live. Gli occhi del pubblico erano completamente fissi sulle partecipanti. Non volava una mosca. O quasi.

A dire la verità, durante una delle prove live, vicino alla finestra accanto a me continuava a sbattere un bombo contro il vetro. Per me era diventato impossibile ignorarlo, tanto da sembrare quasi un martello pneumatico in miniatura. Solo alla fine della sessione abbiamo aperto la finestra e gli abbiamo restituito la libertà, ritrovando finalmente un po’ di pace. Un piccolo dettaglio che, paradossalmente, mi è rimasto impresso proprio perché tutto il resto attorno sembrava sospeso.

Le sessioni di Coaching Live “One to One” sono state probabilmente il momento più intenso della giornata. Guardandole da vicino, ho avuto la sensazione molto chiara di osservare due approcci differenti ma ugualmente efficaci.

Eleonora Lamore ha mostrato tutta l’esperienza maturata negli anni. Aveva un metodo preciso, una struttura chiara e la capacità di rendere la sessione estremamente dinamica, arrivando anche a proporre esercizi pratici alla sua coachee, interpretata da Amanda Gesualdi.

Alice, pur essendo più giovane professionalmente nel mondo del Coaching, ha impressionato per la sua capacità di adattarsi completamente al cliente. È rimasta focalizzata non solo su ciò che Alberto Biffi diceva, e non diceva, cogliendo sfumature importanti e ponendo domande molto efficaci.

Alla fine, quando è arrivato il momento del verdetto, ho visto qualcosa che raramente si incontra in competizioni di questo livello: una felicità genuina per la vincitrice. Nessuna invidia, nessun fastidio, nessuna tensione negativa. Solo applausi sinceri.

A conquistare il titolo di The Best Coach 2026 è stata Eleonora Lamore, davanti ad Alice Pizzolato e Olga Kleymenova.

Personalmente, porto a casa soprattutto gratitudine. Gratitudine verso Amanda Gesualdi e Alberto Biffi per avermi coinvolto in questo progetto e verso tutte le persone con cui ho lavorato a stretto contatto in questi mesi. Sabato, più che a un evento, ho avuto la sensazione di partecipare a qualcosa di umano, autentico e destinato a lasciare un segno.

E forse è proprio questo il risultato più bello di The Best Coach: aver dimostrato che il Coaching, quando è vissuto davvero, non crea soltanto professionisti migliori, ma anche connessioni vere tra le persone.

 

 

 

 

 




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