Il Coaching al tempo della Società Liquida

Written by on 28/04/2026

L’articolo che segue è stato scritto nell’ambito del contest The Best Coach, un’iniziativa organizzata da University Coaching® in collaborazione con Mental Training Italy, con l’obiettivo di valorizzare esperienze, riflessioni e casi di applicazione del Mental Coaching nei diversi ambiti della vita professionale, sportiva, educativa e personale.

Il contest rappresenta un’importante occasione di confronto e condivisione tra professionisti del Coaching, offrendo uno spazio in cui raccontare metodologie, percorsi di crescita e storie di trasformazione che testimoniano il valore concreto del Mental Coaching.

Attraverso questi contributi, Mental Training Italy desidera dare visibilità alle idee, ai progetti e alle esperienze dei Coach che partecipano all’iniziativa, contribuendo a diffondere una cultura della performance consapevole, della crescita personale e dello sviluppo del potenziale umano.

Buona lettura.

“Il mio modo di essere e di lavorare oggi si racchiude in due parole chiave: connessioni e cambiamento. Il mio percorso professionale mi ha visto percorrere strade diverse, cercando di conciliare carriera, famiglia, equilibrio personale. Oggi sono, con soddisfazione, docente di scuola secondaria, ricoprendo anche il ruolo di Figura strumentale per l’Orientamento e tutor dei docenti in anno di prova per il mio istituto comprensivo. Questo contesto è il primo in cui, quotidianamente, sono anche un Coach.

Ho sempre avuto una visione maieutica dell’insegnamento e, per questo motivo, mi sono avvicinata al Coaching seguendo tutto il percorso proposto da University Coaching®. Si è trattato di un passaggio naturale, quasi fisiologico, che mi ha permesso di guardare con occhi nuovi la Laurea in Lettere conseguita presso il Dipartimento di Linguistica dell’Università di Padova e di potenziarne i contenuti grazie a quella in Scienze e Tecniche di Mental Coaching presso l’Università Popolare degli Studi di Milano. Presso lo stesso Ateneo sto ampliando la mia formazione e sono in procinto di conseguire la Laurea Magistrale in Sociologia.

Amo tutto lo sport tutto e lo ritengo una potente scuola di vita, ma la mia passione sono, soprattutto, gli sport invernali. Questo sentimento, unito alle competenze sviluppate sia in ambiente scolastico che extrascolastico mi hanno permesso di diventare Responsabile dei rapporti con la Scuola e delle Competizioni Sportive Studentesche per FISI (Federazione Italiana Sport Invernali) – Comitato regionale Veneto; a fronte di questo incarico partecipo a gruppi di lavoro con Enti, Istituzioni e Associazioni per l’organizzazione di attività sportive e culturali destinate alla promozione dei valori dello sport, prima di tutto in ambito giovanile.

Le attività sul campo mi hanno fatto comprendere come la cultura del volontariato vada sostenuta e diffusa e possa diventare un valore importante anche in ambito aziendale: per questo motivo ho sviluppato e propongo una serie di attività che fanno riferimento al Service Learning, inteso non come volontariato occasionale, ma apprendimento con senso, responsabilità e impatto reale per sviluppare competenze, motivazione e cultura organizzativa. In un’ottica di long life learning, inoltre, mi occupo di formazione per gli adulti con lo scopo di integrare il Coaching nella vita quotidiana e negli ambienti professionali e lavorativi dove la relazione deve essere al primo posto e la capacità di comunicare in maniera efficace è fondamentale.

Amo la scrittura come forma di espressione del sé presente, passato e futuro; ciò soddisfa il desiderio di “essere utile”, con il mio viaggio e le mie personali esperienze, a quanti cercano risposte dentro sé stessi nel desiderio di progredire sempre. Un’attenzione particolare è rivolta anche a quanti cercano spunti per trasformare le conoscenze in attività pratiche da utilizzare nelle famiglie, nelle classi o per la gestione dei gruppi sportivi. Da questa mia visione del mondo, nasce il libro “Coaching Epigenetico”, un saggio che esplora l’incontro tra scienze della vita, pedagogia e coaching, offrendo una chiave di lettura dello sviluppo umano in cui cambiamento ed armonia non sono determinati esclusivamentedal patrimonio genetico, ma nascono dall’interazione continua tra individuo, esperienze e contesto.

L’intento finale è non solo di mostrare come relazioni, linguaggio, emozioni e ambienti educativi possano attivare o inibire il potenziale personale, incidendo su processi di apprendimento, scelta e vocazione, ma anche fornire una “cassetta degli attrezzi” ricca di materiali da utilizzare subito con i ragazzi nelle classi e nelle società sportive o da trasformare e comporre a seconda delle proprie esigenze. Rivolto a educatori, docenti, professionisti della relazione o persone che semplicemente vogliono riflettere su se stesse, il volume “Coaching Epigenetico”, invita a ripensare il Coaching come pratica etica e trasformativa: non un intervento prescrittivo, ma un accompagnamento consapevole che educa alla possibilità, alla libertà e alla costruzione di un progetto di vita “su misura”.


Nel 2000, nel saggio “Modernità liquida”, il sociologo polacco Zygmunt Bauman (a mio avviso uno dei più grandi pensatori del XX secolo), per interpretare le caratteristiche della modernità, introduce il concetto di società liquida. L’aggettivo “liquida” richiama una realtà segnata da continuo mutamento, in cui legami sociali, strutture economiche e riferimenti culturali risultano instabili e in costante trasformazione; si tratta di una esistenza attraversata da incertezza, precarietà e da una sempre crescente centralità dell’individuo. Attraverso questa metafora, Bauman descrive l’effetto dei profondi cambiamenti tecnologici, economici e sociali che hanno progressivamente indebolito le certezze e la sicurezza della vita quotidiana.

Da allora, il concetto espresso da Bauman, non solo ha trovato conferma, ma si è intensificato e trasformato, adattandosi alle nuove dinamiche globali, tecnologiche e culturali e diventando una condizione strutturale del nostro tempo. Con l’esplosione del digitale e dei social media, la liquidità ha investito in modo ancora più profondo le relazioni personali e l’identità. I legami sono diventati più rapidi, reversibili e spesso superficiali; l’identità si è fatta esposta, performativa e costantemente negoziata nello spazio online. La connessione permanente ha aumentato le possibilità di contatto, ma non necessariamente la profondità delle relazioni. In questa situazione ci troviamo di fronte a realtà sempre più difficili da interpretare; in esse il dialogo generazionale è diventato sempre più complesso e molti genitori si sentono impotenti, incapaci di essere rilevanti nella vita dei figli.

Per me, allora, fare Coaching significa mettersi al servizio affinché il positivo già presente nelle relazioni diventi evidente ed arricchente. Oggi anche lo psichiatra Vittorino Andreoli, presentando il suo ultimo saggio “I paradossi dell’esistenza”, parte da una diagnosi netta: educare è diventato missione quasi impossibile non per mancanza di strumenti, ma per il clima sociale in cui l’educazione dovrebbe avvenire. L’educazione, infatti, richiede tempo, coerenza, progetto e una direzione condivisa; tutti elementi che la società contemporanea tende a svalutare ma che ha bisogno di riscoprire. Nella contemporaneità, il genitore stesso fatica a rappresentare una figura stabile, riconoscibile, capace di essere un modello. È “variabile”: rischia di cambiare idea, linguaggio, valori a seconda delle circostanze. In questo modo rischia di non offrire più un esempio, ma semmai una continua oscillazione che disorienta ancor più i giovani.

Nella società “iper liquida” di Internet il gesto digitale – clicco, consumo, passo oltre – diventa metafora di un modo diverso di stare nel mondo: nessuna necessità di cambiamento personale, nessuna attesa, nessun ripensamento; tutto è reversibile, immediato, sostituibile. L’intelligenza artificiale, secondo Andreoli, amplifica questa tendenza. Non deve essere demonizzata, ma vista come “acceleratore dell’immediatezza”: risposte pronte, soluzioni istantanee, riduzione dello sforzo cognitivo. Il rischio educativo è l’idea che non serva più attraversare la difficoltà, perché qualcuno o qualcosa possa sempre rispondere al posto nostro. Quando il mondo promette tutto e subito, ma la realtà resiste, nasce una rabbia diffusa, spesso senza parole, che deriva dalla frustrazione di non riuscire a tollerare il limite, l’attesa, il fallimento. L’assenza di educazione emotiva e di adulti davvero di riferimento trasforma la frustrazione in aggressività.

In questo panorama, il Mental Coach, a mio avviso, è chiamato ad assumere una funzione educativa forte: nella cultura dello “schiaccio e vado via”, il Mental Coaching, al contrario, fonda la propria attività proprio su ciò che oggi rischia di essere trascurato: la costruzione di un progetto che implica il senso dell’attesa, la resilienza, l’imparare dall’errore. Nel corso della definizione del personalissimo progetto di ogni cochee, il Mental Coach allena non alla risposta immediata, ma alla tenuta emotiva per riuscire a non delegare il senso delle proprie scelte e della propria responsabilità personale.

In questo contesto s’inserisce Il progetto “Talento, Passione, Scelta – Essere famiglia orientante oggi”, inserito nelle proposte di ENAC Veneto per l’Orientamento e messo in campo in alcune scuole secondarie della provincia di Treviso. Al di là dell’aspetto progettuale, l’attività ha richiesto l’ideazione di tutta una serie di schede e materiali su cui far lavorare i genitori, in maniera sincrona e asincrona. Il percorso accompagna le famiglie in un’esperienza di orientamento consapevole, restituendo centralità al ruolo adulto: una presenza che ascolta, fa domande, sostiene il processo. Fin dall’inizio, la domanda guida non riguarda la scuola da scegliere, ma il senso: che futuro desideriamo davvero per i nostri figli?

Lo sport diventa la prima grande metafora. Non come performance, ma come linguaggio universale della crescita: fatica, paura, perseveranza, ovvero obiettivi a lungo termine. Attraverso testimonianze e materiali emotivi, i genitori sono invitati a riconoscere che ciò che conta non è la destinazione, ma la qualità mentale con cui si affronta il percorso. È un passaggio chiave: riabilitare il tempo dell’allenamento in una società che chiede tutto e subito. Da qui si passa al tema del talento, inteso non come eccellenza assoluta, ma come punto di forza naturale da riconoscere e coltivare. Il riferimento agli studi di Donald Clifton ha aiutato le famiglie a spostare lo sguardo dalle mancanze alle potenzialità, contrastando una cultura che spesso chiede ai ragazzi di essere bravi in tutto, senza essere davvero se stessi.

Riconoscere il talento diventa un atto educativo e mentale insieme: significa dare direzione, non pressione. Il cuore orientativo del progetto emerge nel momento delle scelte sostenibili. Le informazioni sui diversi percorsi scolastici non vengono offerte come risposte, ma come strumenti per riflettere. Le domande restano aperte: cosa piace a mio figlio? In cosa è competente? In quale ambiente può crescere? È qui che il progetto si oppone esplicitamente alla logica dell’immediatezza: scegliere richiede tempo, confronto e responsabilità. Nel passaggio finale, il focus si sposta sull’essere genitori che orientano. Non guide autoritarie né spettatori ansiosi, ma adulti capaci di stare accanto. Ascoltare senza giudicare, fare domande potenti, accettare la fatica del percorso: sono le stesse competenze del Mental Coaching applicate alla relazione educativa. In questo senso, il progetto restituisce all’adulto una funzione oggi difficile: essere esempio di tenuta emotiva e progettuale.

La dimensione peer to peer e i “compiti” finali consolidano il percorso, trasformando gli incontri di formazione in un processo che continua nel tempo. Le domande conclusive non chiedono soluzioni, ma consapevolezza: cosa ho scoperto oggi su mio figlio? Come posso sostenerlo davvero? In definitiva, questo progetto si colloca come azione educativa sostenuta da un pensiero laterale e divergente, fondendo Mental Coaching e orientamento per restituire valore al tempo, al limite e alla relazione e offrire alle famiglie uno spazio in cui tornare a educare la mente, prima ancora di scegliere una scuola.




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