Quando la consapevolezza cambia due vite e due carriere. Case history 2023
Written by Matteo Noè on 18/02/2026
Nel mio mondo dedicato al Coaching ho incontrato spesso persone che, guardate dall’esterno, sembrano avere tutto in ordine, un lavoro stabile, una relazione, una routine apparentemente funzionale. Eppure, quando iniziamo a parlare davvero, emerge una distanza silenziosa ma profonda tra la vita che stanno vivendo e quella che sentono di voler vivere. È in quello spazio che nasce il disagio, ed è lì che inizia il vero lavoro di consapevolezza.
La filosofia su cui si basa il metodo CPVA di MiniMeCoach, strumento e percorso di 90gg creato aiutando me stesso in primis e poi gli altri nel passaggio identitario, nasce proprio da questa osservazione: il cambiamento non avviene perché qualcuno ti spinge a fare di più, ma perché impari a guardare con lucidità chi sei, cosa stai facendo e perché lo stai facendo. Quando questa chiarezza manca, anche le persone più competenti finiscono per sentirsi bloccate, confuse o insoddisfatte.
Una delle esperienze più significative che ho vissuto fino ad oggi, riguarda una coppia che, per motivi diversi, aveva perso il contatto con se stessa. Lei, un lavoro sicuro, riconosciuto, ma che non le restituiva più senso di appartenenza. Dentro di sé portava da anni una frustrazione crescente, perché la sua vera passione era la nutrizione, la materia che aveva studiato con piacere e curiosità ma non aveva libertà di esprimerla in farmacia in quanto “doveva” solo pensare a vendere. In parallelo, viveva un forte desiderio di maternità, accompagnato però da difficoltà nel raggiungerla e dalla sensazione che la vita che stava conducendo non fosse quella giusta per accogliere ciò che desiderava davvero.
Lui, suo marito, si trovava in una situazione diversa ma altrettanto limitante. Aveva il desiderio di cambiare lavoro e di dedicarsi alla vendita di barche, un ambito in cui sentiva di potersi esprimere meglio. Il problema non era la competenza tecnica, ma la capacità di comunicare se stesso durante gli incontri. Non riusciva a trasmettere sicurezza, presenza, valore. Ogni colloquio diventava una prova di tensione più che un’opportunità.
Quando hanno iniziato il percorso, prima la Farmacista e poi suo Marito vedendo i risultati della Moglie ha iniziato, la richiesta era “come cambiare lavoro” ed essere libera/o. MA la vera domanda, anche se inizialmente non formulata così, era un’altra: perché, nonostante le capacità e la voglia di cambiare, nulla sembra davvero sbloccarsi?
Il lavoro non è partito dall’azione, ma dall’osservazione. Abbiamo iniziato a mettere ordine nei ruoli di vita, nelle convinzioni, nelle aspettative e nelle paure non espresse. Non per giudicarle, ma per riconoscerle.
Uno degli aspetti centrali della filosofia MiniMeCoach è proprio questo: aiutare la persona a distinguere ciò che è una scelta consapevole da ciò che è solo abitudine, paura o adattamento alle aspettative altrui. Quando questa distinzione diventa chiara, le decisioni cambiano qualità. Non sono più forzate, ma coerenti. Con il tempo, entrambi hanno iniziato a muoversi in modo diverso. Lui ha lavorato sulla propria presenza, sulla comunicazione e sulla fiducia personale. Non ha imparato semplicemente a “vendere meglio”, ma a stare negli incontri con maggiore autenticità.
Oggi lavora nella vendita di barche e ottiene risultati perché riesce finalmente a esprimere se stesso senza maschere. Lei, invece, ha avuto il coraggio di lasciare la farmacia, non per fuggire da qualcosa, ma per scegliere ciò che sentiva davvero suo. Ha creato un progetto online coerente con la sua formazione e oggi offre consulenze specialistiche nell’ambito dell’educazione alimentare, valorizzando competenze e passione in un progetto solido e coerente. Il cambiamento professionale è stato importante, ma non è stato l’unico risultato. Nel tempo, quasi immediato direi al cambiamento, il desiderio di maternità ha trovato spazio e oggi hanno un figlio di due anni. Non perché il coaching “garantisca” risultati, ma perché una vita più allineata crea le condizioni giuste per accogliere ciò che prima sembrava irraggiungibile.
Quello che considero il vero successo di questo percorso non è il cambio di lavoro, né il raggiungimento di un obiettivo specifico. È l’autonomia mentale che entrambi hanno sviluppato. Oggi sanno riconoscere quando qualcosa non è in linea con ciò che sono e sanno intervenire prima che il disagio diventi una crisi. Hanno imparato a scegliere, non a subire.
Il mio ruolo di Mental Coach, per come lo intendo io, non è quello di dire cosa fare, ma di allenare la capacità di osservare, valutare e agire con responsabilità. MiniMeCoach, nasce per risvegliare quella parte consapevole che ognuno possiede e che, una volta attiva, diventa una risorsa stabile nel tempo.
In fondo, la performance migliore, nel lavoro come nella vita, è sempre quella che puoi sostenere. E la sostenibilità nasce dalla consapevolezza, non dalla spinta, e quando mente, valori e azioni tornano ad allinearsi, il cambiamento smette di essere una lotta e diventa un processo naturale.
Cristian Breviario