La mia Filosofia di Mental Coach, il mio obiettivo, è rendere le persone capaci di riconoscere le proprie qualità, le proprie doti, i propri limiti, e impegnarsi perché queste proprie caratteristiche trovino adeguato riscontro nell’organizzazione della propria vita sociale, professionale, sportiva, nel costruirsi obiettivi adeguati, sulla base delle proprie competenze e delle offerte, delle opportunità e delle difficoltà che l’ambiente esterno propone.
Tutto questo prende il via dalla capacità di conoscere la propria indole, la propria personalità, che, in continuo adeguamento alle situazioni, deve costituire il punto di riferimento per disegnare le proprie aspettative.
Mi è capitato di concretizzare questa dinamica con una mia allieva, tennista di 13 anni, che, grazie alla sua dedizione, alla sua fiducia e alla sua collaborazione, mi ha dato la conferma di quanto il supporto di un Mental Coach (in un’età così importante per la crescita fisica e mentale) possa risultare utile per consentire al soggetto di procedere in un percorso di sviluppo della propria personalità e di crescita in funzione di essa.
Francesca, questo il nome della mia allieva, si è presentata con notevoli prospettive fisiche (alta 175 cm), discrete capacità tecniche, ma un po’ confusa nell’approccio all’attività sia in termini di stile di gioco da realizzare che di strategie da realizzare.
Il lavoro che abbiamo svolto è partito dalla scoperta delle proprie capacità, dei propri desideri, del proprio piacere di esprimersi in campo, per poi procedere allo sviluppo della sua tecnica, orientandola ed adeguandola a quello che sarebbe poi diventato il suo modo di sentirsi Tennista.
Nella pratica siamo partiti dal suo giocare a tennis attuale, per realizzare un modo di giocare che lei potesse sentire e riconoscere “effettivamente suo”, che rispecchiasse il suo modo di essere.
Per far questo, inizialmente, in allenamento, non ci siamo preoccupati del risultato, ma solo della performance, soffermandoci sulle sensazioni e sulle emozioni che scaturivano dalla posizione in campo e dalla sensazione dell’impatto; abbiamo iniziato a capire come adeguare l’approccio fisico sulla palla a questa ricerca di sensazione; come sviluppare una tecnica che, in virtù della emergente personalità, favorisse l’approccio con assoluta determinazione alla palla, garantendosi il rispetto del proprio desiderio di “decidere cosa fare” e, soprattutto, “decidere il destino della propria avversaria” (impedendole di prendere l’iniziativa), sempre con l’obiettivo comunque di non esporsi a eccessivi rischi ed errori.
Abbiamo lavorato sotto il profilo fisico (maggiore reattività dei piedi e una più evidente esposizione delle spalle per andare a incontrare la palla) e questo ha permesso di sviluppare l’intenzione di cercare la palla, fondamentale per dare un significato costruttivo ad ogni singolo colpo.
Per ottenere questo, abbiamo lavorato per velocizzare l’interpretazione della palla in arrivo, utile per anticipare la creazione di un progetto di colpo da sviluppare, in base al quale decidere l’approccio fisico e tecnico alla palla.
Tutto questo lavoro ha consentito a Francesca di scoprire come preparare il colpo (avendo impostato con anticipo il progetto da sviluppare sulla palla in arrivo), come trovare i giusti appoggi sul terreno, come dare vita alla sensazione appagante di impattare, di “sentire” il colpo.
Abbiamo, così, cercato di modificare la consuetudine di preoccuparsi soltanto di arrivare sulla palla (dovendosi “accontentare”, poi, oramai prossimi all’impatto, di sviluppare un’idea difensiva), in una sempre più marcata predisposizione, invece, a realizzare un progetto, studiato mentre la palla sta arrivando.
Tutto questo si è riflettuto sulla possibilità di provare soddisfazione nel colpo in esecuzione e realizzare così il desiderio di essere sempre protagonista delle sue scelte.
Giuseppe Giordano