Dalla fuga dalla competizione al flow della performance

Written by on 13/02/2026

Questo caso rappresenta la mia filosofia di coaching, basata sull’integrazione tra preparazione fisica
e approccio mentale.
L’atleta che ho seguito era tecnicamente preparato, con un buon livello di allenamento e le
competenze necessarie per competere. Tuttavia, ogni volta che si avvicinava una gara, emergevano
forti difficoltà nella gestione della competizione. Alla pressione emotiva seguivano dolori fisici e
stanchezza improvvisa, sensazioni reali ma amplificate, che diventavano una giustificazione per non
partecipare. Non perché non fosse in grado, ma perché rinunciare era la strada più semplice e sicura
per non affrontare il confronto con sé stesso.
Il primo passo non è stato l’allenamento, ma la comunicazione. Ho avviato con lui un percorso di
dialogo e confronto costante, aiutandolo a riconoscere la differenza tra un limite reale e una paura
mascherata. Il lavoro è stato renderlo consapevole di ciò che poteva controllare e di ciò che invece
stava usando come alibi inconsapevole.
Parallelamente abbiamo costruito un allenamento mirato, adattato alle sue difficoltà fisiche,
eliminando ogni fonte di insicurezza. Ogni seduta aveva un obiettivo chiaro e misurabile, in modo
da rinforzare la fiducia nelle proprie capacità. Sul piano mentale abbiamo lavorato sulla
responsabilità personale, sull’accettazione dell’errore e sulla semplificazione del compito: non
vincere, non dimostrare, ma fare ciò che sapeva fare.
Arrivate in gara, l’obiettivo era uno solo: seguire il programma, step by step. Niente anticipazioni,
niente aspettative sul risultato. Solo presenza, esecuzione e ascolto. Questo cambio di prospettiva ha
permesso di entrare nel flow, liberandosi dal peso del giudizio e dalla paura di fallire.
Il risultato è stato sorprendente ma, allo stesso tempo, naturale: ha gestito la competizione con
lucidità, affrontando ogni prova con consapevolezza ed è riuscito ad arrivare in finale. Non solo un
successo sportivo, ma una trasformazione personale.
Questo caso conferma ciò in cui credo profondamente: la mente è il vero motore della performance.
Quando si smette di fuggire e decidi di affrontare, il corpo segue. Il mio ruolo come coach è guidare
questo processo, creando le condizioni affinché l’atleta possa esprimere il proprio potenziale, dentro
e fuori dalla gara.

Ramona Capasso.



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