IL TALENTO DEL CORAGGIO – Come la Nazionale femminile di basket ha sfiorato una storica rimonta

Written by on 14/09/2026

Mercoledì 9 settembre, ai Mondiali di basket femminile di Berlino, contro l’Australia, dopo una rimonta eccezionale, la Nazionale italiana ha fallito l’ultimo canestro ed è stata eliminata, senza riuscire ad accedere ai quarti di finale.

La Nazionale italiana di basket femminile rappresenta, insieme ad altre eccellenze sportive italiane, uno dei fiori all’occhiello del nostro Paese. Nell’ultimo anno ha battuto nazionali molto più blasonate, come Spagna e Francia, conquistando uno storico bronzo agli Europei e andando molto vicina a battere giganti come gli Stati Uniti e le fortissime Belgian Cats.

Tutto il merito va alle ragazze e all’allenatore Andrea Capobianco.

Ed è proprio sulle sue parole in conferenza stampa dopo la partita che vorrei soffermarmi. C’è infatti un passaggio che, a mio avviso, è molto importante.

Alla domanda su come fosse possibile che l’Italia non avesse praticamente giocato per tre quarti e poi, nell’ultimo, fosse riuscita a recuperare 26 punti all’Australia, arrivando addirittura a rischiare di vincere, Capobianco ha detto una cosa che mi ha molto colpito: quando è la tecnica a trascinare il talento, questa squadra non riesce a essere incisiva. Quando invece riesce a cambiare e “la nostra anima trascina il nostro talento”, diventa la squadra capace di recuperare 26 punti a una delle Nazionali più forti del mondo.

Ed è proprio quello che è successo nel corso della partita.

L’Italia ha giocato tre quarti in maniera imprecisa, con tanti errori tecnici, provando triple che non entravano e con percentuali basse al tiro. Le ragazze cercavano di fare le cose giuste, di affidarsi al talento di Zandalasini e agli schemi, ma qualcosa si era inceppato. Le palle non entravano e la difesa era morbida.

A un certo punto del terzo quarto l’Italia era sotto di 26 punti, 38-64.

È stato solo quando, nell’ultimo quarto, sono saltati tutti gli schemi che qualcosa, nella testa delle ragazze, deve essere scattato. Di fronte all’uscita imminente hanno dato tutto.

In maniera molto italica, quando le cose vanno male noi diamo il meglio.

La spinta dell’anima e del coraggio ha incredibilmente determinato anche la precisione dei tiri, dei passaggi e il ritrovato ardore in difesa. L’Italia è arrivata fino al 77-77 a 1 minuto e 9 secondi dalla fine. Poi, sull’ultima azione, il pallone del possibile pareggio si è fermato sul ferro. 82-80.

Il fatto che non si sia vinto per un canestro è, per me, davvero un – doloroso – dettaglio.

La squadra si è ritrovata alla fine, capendo che c’è un solo modo di vincere: essere fedeli al proprio DNA.

Non dobbiamo cercare, come gruppi e come individui, sempre di arrivare dove non siamo ancora. Il talento non è solo appannaggio del gesto tecnico in un contesto chiuso. Il talento, inteso nel basket anche come capacità di fare canestro in posizioni e situazioni critiche, può invece promanare da una spinta del cuore.

In questo senso, io credo, è incommensurabilmente più importante coltivare dentro se stessi – e fare in modo che le scuole e gli educatori possano aiutare i giovani in tal senso (!) – uno spirito guerriero per mettere una tripla nell’ultimo secondo, piuttosto che preparare spasmodicamente il gesto della perfezione tecnica che, nelle situazioni reali, spesso semplicemente non può avvenire senza il cuore che lo sorregge.

Penso che le parole del coach dell’Italia siano un bellissimo messaggio per tutti: andare avanti, credere in ciò che siamo e, soprattutto, credere nel “talento del coraggio”.



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