Articolo di Eleonora Lamore per il contest “The Best Coach 2026” organizzato da University Coaching in collaborazione con MENTAL TRAINING ITALY.
Il termine eleonoroso nasce quasi per gioco. È un vocabolo coniato dai miei amici per descrivere ciò che, in modo inconfondibile, mi rappresenta: situazioni, oggetti o modi di essere caratterizzati da colore, creatività, originalità, leggerezza e una punta di sana ecletticità. Un termine ironico e affettuoso che, col tempo, è diventato il simbolo della mia filosofia di vita e di lavoro.
Porto questo modo di essere in ogni ambito della mia quotidianità e, naturalmente, anche nella mia professione, sia nei percorsi individuali che nel lavoro con le aziende. La mia filosofia la immagino come una pietra grezza che, attraverso le esperienze, gli anni, le cadute, i sacrifici e i successi, viene lentamente levigata fino a diventare capace di riflettere luce. Non mi sento una lampadina, mi riconosco piuttosto in un laser: preciso, focalizzato e intenzionale.
Nel mio lavoro utilizzo un approccio socratico, fondamentale nel coaching, affiancato però da alcune certezze interiori che modulano il mio intervento in base alla persona che ho di fronte. Queste consapevolezze nascono da una profonda ricerca spirituale, che rappresenta il carburante di ogni mio passo, personale e professionale. È come una guida interiore, una piccola fiammella che mi accompagna nell’arduo e affascinante compito di facilitare gli altri nella comprensione di questo strano e meraviglioso gioco chiamato vita.
Sono profondamente grata di poter svolgere ogni giorno quello che per me è un compito, con umiltà e dedizione, e di avere allo stesso tempo il privilegio di crescere insieme alle persone che incontro lungo il cammino. Essere utile in qualche modo all’evoluzione del genere umano è ciò che dà senso al mio lavoro.
Nei percorsi individuali di coaching e naturopatia, in studio, sento di potermi spingere un po’ oltre. Spesso esiste una sorta di autoselezione naturale: chi arriva è già pronto a mettersi in discussione e a intraprendere un reale lavoro su di sé. In ambito aziendale, invece, il contesto è diverso. Raramente le persone scelgono spontaneamente di partecipare a percorsi formativi e non è insolito incontrare resistenze al cambiamento.
Qui il mio approccio richiede delicatezza e rispetto: entro in punta di piedi, costruisco fiducia e solo successivamente semino piccoli spunti, che potranno germogliare nei terreni pronti ad accoglierli. È una sfida complessa, ma le soddisfazioni che ne derivano compensano ampiamente la fatica.
Gli strumenti che derivano dal coaching e dalla naturopatia sono innumerevoli, ma la vera differenza la fa sempre la persona. I risultati più sorprendenti che ho osservato, sia in studio che nelle aziende, sono stati possibili solo quando c’era un autentico desiderio di aprirsi a nuove prospettive, accogliere punti di vista differenti e mettere in discussione le proprie certezze.
Ricordo di persone che hanno dolcemente, ma inesorabilmente stravolto la loro esistenza, imparando a gestire meglio le emozioni, talvolta a dire dei no e a sviluppare una sana forma di amor proprio.
In ambito aziendale, andando contro ogni convenzione, provo a stimolare anche l’emisfero destro, a volte finendo i percorsi con momenti di suggestione in cui anche i manager si tengono per mano, magari cantando un brano emozionante tutti insieme. È allora che accade il miracolo: mi capita di vedere persone che “entrano grige come gli edifici in cui lavorano ed escono colorati come la loro natura intrinseca vorrebbe.”
Il fulcro del mio lavoro è accompagnare le persone nei piccoli e grandi cambiamenti che la vita porta, soprattutto in questo momento storico così intenso. Sostenere il processo di liberazione dai condizionamenti, per aiutare ciascuno a ritrovare la propria strada verso una libertà più autentica, perché credo profondamente che solo essendo davvero se stessi sia possibile avvicinarsi alla felicità.
Non è semplice per me identificare un caso di successo, poiché svolgendo il mio lavoro da molti anni ho avuto la fortuna di poter facilitare decine di anime nel processo evolutivo, tramite gli strumenti di coaching. Facendo una carrellata nella mia mente, tanti volti e tanti cuori mi passano davanti, con i propri drammi e infine con i successivi sorrisi. Mi soffermo casualmente su una persona in particolare: il suo nome è Sonya. Quando Barbara, sua sorella, circa dieci anni fa le ha regalato una sessione con me, è venuta con diffidenza e ha deciso di non proseguire con un percorso; salvo poi giungere un paio di anni dopo alla mia porta, quando il malessere bussava inesorabilmente alla sua e la necessità di cambiamento non poteva più attendere! Abbiamo fatto un gran lavoro per lasciar andare tutta una serie di bias cognitivi e per creare delle nuove sinapsi che la portassero verso un nuovo lavoro, un nuovo modo di sentirsi madre, un nuovo modo di prendersi cura del suo corpo e delle sue emozioni, un nuovo modo di esprimere sé stessa e la meraviglia che è.
Grazie per la vostra attenzione
Un sorriso
Eleonora Lamore